Motto


"Chi scende, non sale; chi sale, non zucchero; chi scende, zucchero".



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domenica 11 dicembre 2016

ITALICA -2- BIM, BUM...SBAMMM!!

[VI RICORDIAMO IL POLIZIESCO PENTADIMENSIONALE QUI]


La defunzione dell'esperienza governativa renziana ci costringe a chiudere il cerchio iniziato quasi tre anni fa col post che linkiamo qui. Osservavamo allora che, tanta o poca o punta che fosse la simpatia ispirata dal rignanese più noto d'Italia, era un fatto che con lui andasse al governo un rappresentante della cosiddetta 'generazione Bim bum bam', altresì detta generazione X, quelli insomma che, nati a partire dalla metà degli anni '70 e appena prima del pieno fiorire degli anni '80, non hanno fatto in tempo a gustare il vento delle grandi narrazioni ideologiche novecentesche, avendo suppergiù l'età dei calzoni corti ancora quando veniva giù il muro di Berlino, ma sono cresciuti con i miti un po' plastificati e sempliciotti identificati nei cartoni animati trasmessi soprattutto dalle TV private; gente venuta su in un benessere non apparente, ma per così dire quasi anestetico, gente cui si disse: "Facciamo tutto noi, tu gioca", gente però a cui, come pesante contraccambio di una vita priva di spigoli, si impose l'assoluta inerzia nel gioco delle grandi decisioni. Detto più crudamente, in cambio dei giochi così generosamente offertici, i 'grandi' ci costrinsero a restar fuori da un percorso di crescita che ci avrebbe dovuto portare prima o poi a sostituire i 'grandi' medesimi, i quali appunto, fattisi 'vecchi', avrebbero dovuto passare naturaliter la mano ai virgulti sapientemente coltivati. Niente di ciò: i 'vecchi' di oggi, ovvero i 'grandi' di una volta, sono ancora lì ai posti di comando che contano, laddove noi non riusciamo, sembra, ad uscire ancora pienamente dalla stanza dei giocattoli. 
Pareva in effetti che Renzi in qualche modo avesse innescato una svolta in senso contrario a quest'andazzo (vista anche l'anagrafe della gente di cui si era circondato), ma evidentemente gli è mancato qualcosa (o molto) per compierla fino in fondo. Difetti di carattere? Certamente. Strategia poco sensibile agli umori di grandi fette dell'opinione pubblica? Senza dubbio. Forse però c'è dell'altro, e noi lo temevamo sinceramente al momento dell'insediamento renziano. Temevamo cioè che in lui prima o poi si manifestasse un tratto della nostra generazione di cui sospettavamo la latenza.
Mi spiego. In più occasioni abbiamo osservato come la generazione bimbominkia che oggi impera sia figlia per molti versi di una certa visione delle cose cui fummo educati già noi della precedente generazione X. Ciò che però ci distingue rispetto ai bimbominkia, opinammo a più riprese, è la capacità, nonostante il giocattolume in cui siamo stati affogati, di distinguere ancora piuttosto nettamente i contorni del reale da quelli del virtuale. Nessuno di noi della generazione X, in altre parole, arriva ad autoconvincersi di vivere in un cartone animato o in un videogioco.
Ecco.
Forse ci sbagliavamo. E Renzi forse ne è la prova.
Sia chiaro che enucleiamo la sottopresente opinione coll'animo gonfio di tristezza non tanto per lui [63 governi e 28 primi ministri, compreso Renzi, in 70 anni, che vuoi che sia...], ma per noi: tutto, o quasi tutto, nel modo in cui Renzi ha gestito il suo discorso governizio, tradisce il fatto che il predetto Renzi ha vissuto come in una bolla cartoonesco/videoludica. In particolare:
a) i politici da lui rottamati (e adesso di lui rottamatori), relegati al rango di nemici espressione di un vecchiume non più necessario; lui al contrario, il giovane coi superpoteri in grado di mutare la sostanza stessa della realtà: come non vedere la lotta senza quartiere tra Babyl Junior e Yomi?
b) la liquidazione al rango di gufi per gli oppositori alle sue riforme: è evidente il retaggio traumatico legato all'immagine del più brutto dei Gatchaman, Ryu il gufo, appunto [quindi la Boschi era Pretty Jane?].
c)  la convinzione di potercela fare sempre e comunque, anche contro l'avversario più insormontabile, perché l'energia che brucia dentro lui [lui Renzi, intendo] avrebbe attivato soluzioni impensabili ed inarrestabili: quanti Cavalieri dello zodiaco non vediamo dietro a ciò?
d) la promessa di una riforma al mese, da realizzarsi spazzando via, in livelli di difficoltà crescente, tutti i loschi figuri difensori dello status quo, con il sottinteso che ogni ostacolo superato sarebbe stato il piedistallo per l'impresa successiva: para para, la struttura di Super Mario Bros 3.
e) l'assertività aggressiva capace di trasformare in conflitto permanente la discussione in merito a qualsiasi argomento in agenda, fino alla demolizione dell'avversario: una frenesia certamente figlia dei duelli di Street Fighter II.

Citazioni lepide a parte, soprattutto il modo in cui Renzi si è immolato nella contesa referendaria ha dello spaventoso: non obbligato al giudizio popolare, lo ha comunque voluto per cercare una seconda e più solida certificazione di dignità del proprio mandato premieratizio, superiore anche al cospicuo 40% delle elezioni europee di due anni fa; nato il suo governo sotto la stella dell'#enricostaisereno, Renzi ha vissuto mille giorni col peso di questa sorta di peccato originale da riscattare in tutti i modi. E sin qui saremmo su tonalità tragiche quasi wagneriane [a-ehm...]. Egli tuttavia si è gettato nell'arengo referendario più che altro con la convinzione tutta videoludica dell'eroe che corre ad abbattere i nemici fino al mostro finale, la cui sconfitta sancirà il primato inestirpabile. La sicurezza di sé esibita con saputa strafottenza ha coperto un'idea purtroppo ben nota a noi tutti figli di epoche in cui il virtuale ha pian pianino eroso spazi di pertinenza al reale: quella del mondo magico, ovvero la convinzione di poter dominare, in quanto paladini del Bene, tutte le contrarietà che si potrebbero mettere di traverso tra noi e la Mèta suprema. Solo perché vogliamo quella cosa, nulla sarà in grado di opporsi. Se per caso l'esperienza dell'insuccesso contraddice il nostro pensiero, non c'è nulla da giustificare, ma semplicemente se ne addossa la colpa a fattori 'altri' rispetto alle nostre nobili e giustificatissime intenzioni. S'è mai visto, nei cartoons anni '80, uno dei buoni che fallisce nel suo obiettivo (escluso quel generatore positronico di sfighe perpetue del Dolce Remì, s'intende)? Avanti, siamo onesti: Grande Mazinga, Goldrake, Jeeg robot, Mimì Ayuhara, Holly e Benji (più Holly che Benji, per verità...) sono tutti engrammi di un'unica narrazione: il nemico è lì apposta per essere battuto, sennò che gusto c'è a vivere l'avventura?
Così dunque Renzi ha cavalcato la tigre referendizia (o referendaria? o referendese?): aver messo come posta in gioco addirittura la sopravvivenza del governo è tipico sintomo di chi considera il proprio percorso come quei videogiochi anni '80 in cui, finite le vite extra, c'è il game over e pace (o al limite si salva la posizione - come in Zelda e Faxanadu- in attesa di tempi migliori, ma intanto si fa altro). Brunetta, che da vero squalo fiuta il sangue della preda lontano 30 miglia, come ha commentato a botta calda l'esito della consultazione? "Renzi, game over!". Non ci vedrei un lapsus o un modo di dire tanto per. E' semmai l'idea che Renzi appartiene per formazione a quel periodo lì, dall'Atari al Nintendo 16 bit, e ha gestito la faccenda con la scriteriata levità di chi imita per gioco i tanti atti vagamente samuraieschi degli eroi degli anime del bel tempo che fu [Musashi Tomoe, esci da quell'angolo!], oppure spegne senza rimpianti la consolle a 8 o al massimo 16 bit, i cui giochi possono anche ricominciarsi da zero perché non sono lunghissimi [Mystic Defender, per dire...].
E fin qui.
Ma il motivo dello spegnimento? "Non state dalla mia parte, quindi con voi non si gioca più!!". Quanta brezzolina di beghe anni '80 spira da questo ragionamento... problemi di tutte le epoche, certo, ma l'idea che il raro possidente di consolle videoludica di allora potesse decidere d'un colpo di sbarazzarsi di tutti quelli che gli facevano corteggio solo per giocare, salvo poi pugnalarlo alle spalle con i più beceri tradimenti... Bei tempi anche qui... Capricci dell'età, certo, ma non si aveva la responsabilità di un Paese intero da gettare di nuovo nel vortice dell'instabilità. Il gioco, qui, è concretissimo, e le conseguenze terribili: avevamo bisogno dell'ennesima crisi di governo sul nulla? Consultazioni in cui i consultanti si guardano esterrefatti, perché un governo e una maggioranza ci sarebbero già, ma il capo ha deciso che no, con voi il gioco è finito? Tutto risolto con un rancoroso indispettito  "me ne vado, arrangiatevi"?
Ecco, Matt, i limiti insiti nella nostra generazione, limiti dei quali certo chi ci ha preceduto detiene una certa paternità. Ma ora toccava a noi. E abbiamo fallito.
                                                                                                                                                                                                                     [continua...]

1 commento:

  1. post interessante
    più che altro perché scritto "dall'interno", un po' l'aveva detto anche monti
    scherzi a parte, comunque tutta quella tivvù e quei cartoni non possono essere passati senza lasciare macerie (nel cervello intendo)

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