Motto


"Chi scende, non sale; chi sale, non zucchero; chi scende, zucchero".



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martedì 6 dicembre 2016

ITALICA -1- RICORDATE CHE REFERENDUM E' UN GERUNDIVO.

[VI RICORDIAMO IL POLIZIESCO PENTADIMENSIONALE QUI]


Lungi da noi levare la nostra vocetta nel panorama di rumori di fondo e colpi di clava assortiti che caratterizza il post-referendum. Provo a dire qualcosa di umile & sommesso (tu, proprio, Spocchia!) in rapporto ad una visione alternativa, insomma tanto per fare.

1) Assodato che, negli ultimi 20 anni, ci sono stati 3 (TRE) tentativi di cambiamento istituzional/costituzionale e che tutti e 3 (TRE) sono morti in culla, nello specifico:
1a: commissione bicamerale 1997-1998, presieduta da Spezzaferro D'Alema, morta di berlusconite fulminante;
1b: riforma proposta dal centrodestra nel 2006, morta di referendite fulminante, più complicazioni di Calciopoli, senza contare che era ancora vivo Jesse McCartney;
1c: riforma di centrosinistra Renzi/Boschi et alii, abortita per via referendaria poco fa.

Bene.

Assodato che nel caso (1a) Berlusconi poteva (come ha potuto) benissimo dire che, tirate le fila, i lavori della commissione non gli quagliavano, e ri-assodato che nei casi (1b) e (1c) il popolo votante ha avuto ben diritto di esprimere il suo voto sovrano verso riforme che hanno avuto il solo vero torto di essere state messe a punto da una sola fetta dello schieramento politico, mi domando e chieggo: quand'è che si riuscirà a riformarla, 'sta benedetta Costituzione?
Cioè: se non passano tentativi bipartisan e se, visto il clima di aperta tifoseria in cui ormai vegeta il nostro sentimento politico, le riforme monopartisan fanno la fine che fanno, siamo condannati alla perpetuazione dello stato attuale, detto familiarmente status quo? Non giungeremo mai allo status qui o perlomeno ad un onorevole status qua? [scusate...]
Dice: di ritocchi alla Costituzione se ne sono già fatti, altro che sistema bloccato. Difatti se ne lamentano tutti.
Ridice: la legge Fornero, perché avevamo il cosiddetto peperoncinarculo, è stata concepita, gestata e partorita in 20 (VENTI) giorni, vedi che il bicameralismo non ostacola nulla? Vero. Allora dobbiamo domandarci: COSA ha impedito ai nostri politici, in giusto 70 anni di democrazia parlamentare, di approvare altre leggi con la stessa rapidità della Fornero? Perché è chiaro che, messa così, la questione è doppiamente angosciante: la giaculatoria sui difetti del bicameralismo perfetto è fuffa, ma di fatto abbiamo una classe politica che accelera legiferando solo quando vuole, e in genere lo vuole solo sotto pressioni apocalittiche. I mezzi ci sono, ma nessuno li usa.

Proiettiamoci dunque già al di là dell'agone odierno: il fallimento renziano è il terzo in ordine di tempo, e verosimilmente nuove riforme di questo peso si rivedranno forse quando Plutone verrà riclassificato come pianeta, cioè mai. Buttiamo a mare, da oggi e per sempre, ogni sogno di riforma costituzionale e, non per fare la volpe e l'uva, ma per prendere atto dell'esistente, decidiamo che è altrove che bisogna incidere per guarire l'Italia dai suoi mali.
E allora torniamo a cose già dette: non è il sistema politico a rendere efficiente un Paese che campa di cialtronaggini e sotterfugi, come non è il metodo di studio a rendere bravo uno studente che non ha né voglia né capacità apprenditizie. Sui limiti strutturali dello studente forse è impossibile intervenire, ma si riuscirà prima o poi a ripulire la rogna morale di un Paese che puntualmente si rispecchia in quella dei suoi rappresentanti? Sotto-questione: può la scuola aiutare in tal senso? Certamente sì, se si permetterà alla scuola medesima di formare il sentimento civile smettendo di demonizzare le materie umanistiche "che tanto non interessano a nessuno", sbattendo fuori dall'insegnamento delle medesime i docenti che hanno palesemente sbagliato mestiere e popolando le relative classi di concorso di gente che insegna con passione e sa trasmettere il messaggio più vero che si cela dietro le analisi del testo, la narratologia e la divisione in sequenze. Basterà per fare breccia nel muro eretto dalle famiglie delle scimmie vestite, che mandano i loro figli alle superiori e soprattutto al liceo solo come certificazione di status symbol, ma sotto sotto restano convinte, e ai loro figli ciò non sfugge, che l'umanesimo non serva a nulla? In parole più crude: ti mando a fare il Liceo, vedi cosa riesci a fare, tanto a me serve dire che fai il Liceo per far vedere che ho raggiunto un certo livello sociale, dopodiché stai tranquillo, colto o ignorante che tu mi esca, un posticino in bottega te lo preparo già, quindi a quei poveracci dei tuoi professori puoi anche sputare in bocca.
E' chiaro che se la base di partenza è questa, base che si basa sull'idea che il merito e lo sforzo non contano quando c'è chi ti ha già preparato la cuccia, non c'è discorso che tenga: più in grande, gente così si disinteresserà SEMPRE della cosa pubblica finché potrà coltivarsi il suo orticello di privati interessi e mezzucci per tirare a campare, educando in modo consimile la prole. Salvo poi lamentarsi che la politica "non fa abbastanza" per i cittadini. No, scimmia vestita-padre: se non si rivoluziona il modo di concepire il proprio ruolo nella società, la politica non farà che replicare i nostri vizi peggiori. Abbi, per dire, il coraggio di spedire il figlio ciucciapaghetta a lavorare ben lontano dalla tua bottega; assumi chi si è fatto il vero mazzo per sviluppare le vere competenze che servirebbero alla tua bottega, e che il figlio ciucciapaghetta non svilupperà mai, o molto più lentamente di quest'altro. Perché ciò? Perché si creerebbe un circolo virtuoso: gente competente e premiata per le competenze sarà di stimolo ad altra gente competente, non si punterà al ribasso offrendo un posto di lavoro al pargolo incapace, ma si ragionerà più in grande promuovendo i capaci e chissà, da questa perpetuata violazione di familismi amorali e clientelismi sciocchi forse in capo a tre, quattro generazioni usciranno politici in grado di anteporre il bene pubblico agli interessi di cricca perché sono cresciuti in un clima in cui gli interessi di cricca non hanno mai fatto premio sulle qualità oggettive dei singoli. E magari avremo un Paese davvero competitivo, in cui non ci è limitati a replicare l'identico, umiliando i meritevoli e mandando avanti i paraculati, ma si sono (ri)messi al primo posto i valori del sacrificio e della promozione sociale in base alle virtù innate o acquisite (e di ciò parleremo un'altra volta, sennò famo notte).
Voglio cioè dire che il processo non è breve né facile, ma parte dal piccolo. E la scuola può aiutare se è al tempo stesso aiutata.
Utopia?
Chissà.  

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