Motto


"Chi scende, non sale; chi sale, non zucchero; chi scende, zucchero".



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sabato 3 novembre 2012

Ritratti del bimbominkismo: One Direction, senso unico verso il nulla

Se i Take That rappresentano l'inizio di qualcosa che credevamo finito, ma che in effetti finito non è, visto che gli stessi si sono decongelati per tornare a cantare, ben altra temperie spirituale trasuda dalla nuova, frizzante boyband inglese di nome One Direction. Li abbiamo scoperti all'ultimo Festivàl di Sanremo, ospiti della quarta serata.
Ecco, fate del bene all'umanità...

Pare che costoro provengano dall'edizione inglese di X Factor, e all'epoca dei provini si siano presentati separatamente, per venire cassati, quindi si sarebbero uniti come i leoni di Voltron per formare un gruppo vocale e allora, magia, sono stati presi e sono arrivati terzi.Nulla di nuovo, se non che, invece di essere stati progettati a tavolino da una casa discografica, questi qui si sarebbero in certo modo “progettati da soli” con l’aiuto del loro giudice Simon Cowell (il gran capo di Xfactor, si sa...), per poi venire accalappiati dallo star system. Se è così, bisogna dire che sono stati dei geni (in verità, per noi è ancora tutta una montatura, è geneticamente impossibile che una boyband nasca da sé, comunque...).Ebbene, costoro ci offrono nuovo e più eccitante materiale per riflettere su dove va la cultura pop oggi. Analizzeremo pertanto, sulla scorta della più spietata filologia, la loro performance sanremese (video di riferimento qui).
Classe purissima & cristallina

1)  Minuto 0.23-0.24. Ma chi ssò ‘sti qua? Dunque, i nomi ci sfuggono, ma da sinistra a destra potete vedere: un venditore di tappeti; un tizio molto simile al noto punkettaro castelmellese Erik Sawio, però con la faccia allargata da un colpo di badile (lo chiameremo pertanto Sawio Badilato); un biondo insulso; un catechista mancato; un marinaretto molto macho. Da notare la perfetta coordinazione dei colori (bianco, rosso, blu, come la bandiera dello UK, che originali...) per cui ognuno dei tizi richiama cromaticamente gli altri. Che gli inglesi non sappiano vestirsi è noto, e tutte le boyband transitate a Sanremo sono lì a dimostrarlo, ma questi qui battono ogni record, anche se due di loro sono, ci dicono, irlandesi.
2)  Minuto 0.34. Parte la musica. L’attacco di "What makes you beautiful" richiama scandalosamente l’inizio di Tell me more del musical Grease, ma soprattutto quello della sigla  I Puffi sanno del 1989. Quando si dice “pescare un po’ dappertutto...”. A 0.37 Sawio Badilato guarda i compagni come faceva Mila Azuki prima della finale contro le Sunlight Players: grinta che trasuda da ogni poro.
3)  Minuto 0.41- 0.45. Parte la “coreografia”. Dunque, a differenza della tradizione, questi qui NON BALLANO mentre cantano (eppure a Xfactor UK qualcosina facevano...). Gulp. Tutto si riduce a una spavalda camminata in avanti con aria da Digimon bullo. Attacca il pezzo il Catechista Mancato, esibendo una discreta disinvoltura nei bassi. A 0.54, giusto per ravvivare la performance, costui comincia a dondolare freneticamente.
4)  Minuto 0.56. Tocca a Sawio Badilato, cui si dimenticano di accendere il microfono. Mentre il suddetto, facendo braccino avanti-braccino indietro, fatica a tirar fuori le note dal duodeno, il Catechista è preso da raptus mistico e, dimenticandosi di aver di fronte una platea di ottuagenari, urla :”C’mon Sanremo!!!”.
5)  Minuto 1.08. Comincia il primo Momento Difficile della Coreografia (d’ora in poi MDC): i cinque tizi si dispongono a ventaglio sul palco. La telecamera insegue Marinaretto Macho finito nell’ombra, mentre gli altri si sbracciano a caso. A 1.21 i cinque si riuniscono in un punto solo, proprio come i leoni di Voltron, dopodiché gesticolano in allegria, e soprattutto senza un minimo di coordinazione. I Take That al confronto erano un’avanguardia del Bolshoy, ed è tutto dire.
6)  Minuto 1.43. Vai con la seconda strofa. Parte impazzito il Venditore di tappeti, che esce dalla formazione e si slancia verso il pubblico con un impeto che neanche Ziggy Marley. A 1.47 finalmente si fa notare il Biondo Insulso, che batte le mani invitando il pubblico della galleria a fare altrettanto. A 1.54 Sawio Badilato osserva il Venditore con aria famelica.
7)  Minuto 2.07. Secondo inciso, con Sawio Badilato che si sbraccia fino quasi a slogarsi l’articolazione. A 2.13 riparte la disposizione a ventaglio, ma in modo molto più disordinato. Sì, l’impressione generale rimanda più alle feste tipo Sagra della pappardella al cinghiale.
8) Minuto 2.24. Di nuovo tutti uniti, sempre gesticolando ad mentulam. Ciascuno va evidentemente per sé. Oddio, non che questa naturalezza scocci, per carità: le altre boyband, coi loro passettini e i loro gestucci provati e riprovati fino alla nausea, davano l’impressione dei robottini, questi hanno una certa ingenuità che li rende quasi sopportabili. Allegri, dai. Pare che ci credano davvero.
9) Minuto 2.30. Lollone, l’inquadratura dall’alto, che tenerezza con loro che fanno ciao con la manina... Ci credono, ci credono... tre avanti e due dietro, stiamo migliorando.
10)  Minuto 2. 41 Momento collettivo: al ritmo di na-nannannà-nannannà, si chiede il battimani del pubblico, mentre ciascuno dei cinque va per conto suo e il Catechista blatera strani mantra.
11) Minuto 2.57. Secondo MDC: i cinque si dispongono a triangolo, con Sawio Badilato che sbiascica cose in inglese. A 3.01 il Catechista abbozza un sorriso grondante perversione. Invece, a 3.06, Sawio Badilato alza gli occhi alla galleria con un’espressione fanciullesca che sembra dire: “Dai, godiamoci il momento, fra un anno saremo tutti nel dimenticatoio”. Rispetto alla sicumera da Divi Eterni dei Backstreet Boys, qui almeno spira una cert’aria di leggerezza. A 3.08, anche per effetto dell’inquadratura a grandangolo, sul volto di Sawio Badilato la distanza occhio destro- occhio sinistro e narice destra- narice sinistra raggiunge il suo massimo.
12)  Da 3.12 andiamo di Finalone, con scambio di posizione tra Marinaretto e Venditore ai lati e Biondo e Catechista all’interno, tutto facendo perno su Sawio Badilato. Perso ogni freno inibitore, è tutto un andare avanti- ‘ndrè, braccio su- braccio giù, come on baby – move your body nella più totale anarchia. Beh, chiedere pure la coreografia a una boyband che non era tale all’inizio, in effetti è tantino.
13)  Finito? NO, c’è Giannimorandi che deve intervistarli (crediamo peraltro che la somma degli anni dei cinque non arrivi ai 68 dichiarati dal solo Giannimorandi, o la superi di poco). Il vecchietto, abbastanza suonato dopo un’esibizione così assordantemente rock, entra sul palco visibilmente in coma e, mentre Sawio Badilato chiede di poter dire due cosine veloci al pubblico, gli dice: “Volete dire qualcosa ai vostri nuovi fan italiani?”. Al che Sawio Badilato ringrazia ecc. ecc. e qui tutti vorremmo che lo strazio finisse, infatti Catechista urla: ”Thank you!!!!” come dire: “Cia’ che andiamo a mangiare le trofie col pesto, finalmente...”, ma NO, Giannimorandi, sfoderando l’inglese imparato nelle balere di Bellaria ai tempi della Guerra Fredda, dice a Marinaretto: “Introdusmi de neim of ior frieandsz”. Due secondi di silenzio, e non c’entrano i tempi di traduzione simultanea, quindi i cinque, lievemente imbarazzati, si presentano. Poi si ripercorre la faccenda della nascita del gruppo: “Avete iniziato come solisti, poi vi siete messi insieme, isdacciù?” (che vorrebbe essere un “Is that true?”. Senti Giannimorandi, o parli tutto italiano o tutto inglese, dai...). Catechista conferma la versione ufficiale dei fatti, e tutti siamo pronti al congedo, ma NO, Giannimorandi chiede che effetto fa essere primi in classifica in Italia: Marinaretto risponde con una vocina da educanda, dicendo che è amazing (e il vecchietto esclama: “Ah, emesing!”), ma sopratutto CI PROVA con Giannimorandi (gerontofilia fulminante, direi...) TOCCANDOGLI IL FARFALLINO, con evidenti allusioni simboliche, al minuto 5.18, assumendo peraltro una posa eloquente e dicendo: “Che bel farfallino!”, con successiva smorfia (suppongo di improvviso rinsavimento – o forse non gli piace il modello). Giannimorandi ridacchia. Quindi li congeda, con calorosa stretta di mano a Marinaretto. Beh.... 
Sicché: tralasciando il corteggiamento finale, v’è da dire che gli anglosassoni sanno sempre come stupirci. Anche in Italia si è provato un esperimento alla One Direction, mettendo insieme gli Skills, cinque ragazzi variamente falliti a Xfactor e ad Amici, e si è pure provato a farli qualificare per la sezione giovani di Sanremo, ma il pubblico crudele ha detto no, preferendo un solo, pesante bimbominkia sfornato da Io Canto, tal Alessandro Casillo, quindicenne che canta con una marmotta morta in testa. Ciò dimostra che l’Italico Gusto non ama le boyband composte da italiani (mentre si sbrodola per quelle estere), ma ama lo sbarbatello singolo. D’altronde, chi è stato il primo della serie, ormai 50 anni fa? Giannimorandi, no?
Dicevamo, gli inglesi: possibile che nel 2012 una boyband composta da gente appena uscita dall’asilo, nata per agglutinamento di individualità rifiutate ad un talent, spacchi? Pare di sì. Sul perché, ci sentiamo di lanciare un’ipotesi passibile di ulteriori approfondimenti. Dunque, ricorderete che le fans pazze dei Take That, a domanda, rispondevano che quei cinque lì erano i loro dèi, ragazzi belli e ballerini, appartenenti in ogni caso ad una dimensione quasi superiore alla comune mediocrità che si trova per strada oggidì. E vabbe’. A partire dai Thake That, però, le successive boyband hanno sempre più teso a comporsi di individui a metà tra il ragazzo e il cartone animato. Veder ballare, non diciamo i compianti Backstreet Boys, ma almeno i ricompianti *Nsync, specie in QUESTO videoclip, per non parlare dei tricompianti 5ive, insomma, pareva di aver davanti dei pupazzetti a molla: il che, essendo ai primordi dell’epoca Bimbominkia, era plausibile: se il Nativo Digitale non distingue la realtà dal cartone animato, anche i membri delle boyband dovevano adeguarsi al trend. Più che dèi, piccoli giocattolini (*Nsync docent). Però, strafigo o cartoon, il maschio boybandista pareva sempre venir giù da qualche mondo esterno. Crediamo che la forza (si fa per dire) degli One Direction sia un’altra: essi non hanno nulla di particolare, il livello estetico è quello di un mediocre gruppo di cantanti da festa dell’oratorio, non sono troppo più alti di Giannimorandi (quindi sono bassi) e le qualità vocali sono di una banalità urticante. Eppure? Eppure, ed ecco la nostra umile tesi, il loro fascino sta nel fatto che essi sono in tutto e per tutto assimilabili (parliamo dall’ottica delle bimbominkia) a cinque compagni di classe finiti per caso in TV. Non c’è insomma qualche talento particolare o qualità non comune a distinguerli, anzi, piacciono proprio perché ciascuno di loro ricorda alla bimbominkia media il vicino di banco un po’ pazzerello e non brutto, ma nemmeno bellissimo, con cui alla fine si cazzeggia volentieri, e se una volta tanto lo si vede esibire al Cantamalgrate si può esclamare: “Gulp, quello sfigato lo conosco, è il mio compagno di classe!!!”. Tutto qui. Essi sono stati creati da un talent, ma non hanno l’allure da prodotto preconfezionato che ormai promanava pestilenziale dalle ultime boyband dei primi anni 2000 (segue minuto di silenzio per i BBmak): sono, per così dire, genuini nella loro perfetta superfluità. Si vede che sanno di avere la data di scadenza attaccata sulla schiena, però se la godono così, bimbominkiescamente, cioè come uno svago e non come  un vero lavoro. Paradossale, ma anche l’etica boybandistica si è involuta: Gary Barlow e soci “lavoravano” come boyband e si sderenavano ad imparare alla perfezione la sincronia tra canzoni e coreografie; questi qui zampettano per il palco, fanno clapclap con le mani per tenere il tempo, salutano, fanno cioè quello che fanno i bimbominkia in gita scolastica agli Uffizi quando tentano di farsi fotografare dai compagni con la bocca spalancata, il segno V orizzontale con l’indice e il medio della mano e la lingua di fuori. Se Robbie Williams era all’epoca il più giovane della band, non avendo nemmeno vent’anni, oggi sarebbe il più vecchio degli OD. Tutto retrocede. Domani ci sveglieremo trilobiti....

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